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Le donne, poste ai margini della storia dalla cultura patriarcale, hanno dovuto lottare contro l’ostracismo che le relegava entro le mura domestiche. Il ruolo materno era considerato sostanziale e naturale ed una sessualità disgiunta dalla funzione riproduttiva era un’utopia.
Le tappe del processo di liberazione sono state lunghe e travagliate. La questione femminile presenta una svolta determinante quando al centro si pone la differenza sessuale. La diversità biologica stata trasformata in sistema simbolico fortemente oppressivo e discriminante ha dato il via ad un dibattito ancora in itinere.
La storia letteraria italiana, e in particolare quella pugliese, per lungo tempo è stata dominata da figure maschili. Le donne iniziarono a lasciare tracce scritte, soprattutto attraverso l’epistolografia o componimenti poetici per entrare progressivamente, nella pluralità dei generi letterari, a pieno titolo, in tempi recenti.
Figure chiave del Novecento pugliese, note al grande pubblico e particolarmente rappresentative sono: Maria Corti, Rina Durante, definita La voce del Salento, che ha descritto con profonda partecipazione il territorio, in modo particolare nel suo libro più famoso, La Malapianta (1964), evidenziando le radici culturali, anche attraverso la valorizzazione e diffusione della pizzica, musica popolare pugliese. Maria Marcone, che ha documentato il periodo di transizione dalla società patriarcale alla modernità.
Il lavoro non ha la pretesa di essere esaustivo, si limita a delineare i profili di scrittrici più conosciute del Novecento e presentate, in linea generale, in ordine di età con il rammarico di non averle individuate tutte. È questo un inizio di un discorso in itinere.
Le scrittrici pugliesi vanno al là dell’immagine folkloristica per una prospettiva lucida, critica e socialmente impegnata, sfidando i canoni tradizionali, ponendo al centro dell’attenzione le condizioni di vita delle donne in una società tradizionalmente patriarcale in sintonia con la bellissima esortazione di Virginia Woolf: Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di che cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono avere paura del buio che inabissa le cose perché quel buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai.
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